Lombare
La lombare rappresenta il tratto del rachide tra la dorsale e il sacro. E’ composta da 5 vertebre da L1 a L5. Biomeccanicamente rappresenta un segmento mobile tra due segmenti meno mobili.
Fisiologicamente è caratterizzata da una lordosi (circa 50°), dove L3 rappresenta l’apice della curva; essa si sviluppa durante la fase in cui il neonato passa alla stazione eretta, a causa della trazione dei muscoli flessori dell’anca.
Le curve del rachide si consolidano a 5-6 anni grazie anche alla maturità esterocettiva e propriocettiva del piede e alla formazione di una stabile volta plantare.
La presenza è il mantenimento delle curve è di grande importanza, poiché sono in grado di conferire maggior resistenza alle sollecitazioni esterne. Finché la lordosi è fisiologica rimane funzionale nella sopportazione dei carichi, nel caso ci sia invece una rettilinizzazione il carico graverebbe anteriormente ripercuotendosi sul disco vertebrale.
La presenza di un disco intervertebrale, garantisce una corretta ammortizzazione, ma sarà anche spesso deputato a eventuali lesioni associate a dolore. Esso è costituito esternamente da un anello fibroso composto da fibre collagene e avvolge il nucleo polposo composto al 80% di acqua e di materiale gelatinoso mucopolisaccaride.
La conformazione delle faccette articolari, non permette di garantire grossi gradi di rotazione, infatti questa porzione del rachide diviene meno mobile per questo parametro con una rotazione che si aggira sui 5°. Il rachide lombare è in grado però di effettuare una flessione di 40°, un estensione di 30° e una flessione laterale di 20°.
Dolore lombare
Il tratto lombare è sede di dolore di un’alta percentuale di persone. L’80% della popolazione soffre o ha sofferto di dolore lombare.
Esistono varie lesioni, disfunzioni o patologie che possono portare all’insorgere di dolore. In questo tratto.
- Lombalgia acuta: è un dolore diffuso in zona lombare, che si può irradiare fino a ai glutei e parte della coscia ( senza scendere otre il ginocchio), causato da un movimento o un sollevamento di un peso. Si crea una lesione non identificabile a una delle varie strutture della zona. Particolarmente dolorosa e ridotta la flessione, non comporta riduzioni di forza e sensibilità degli arti inferiori.
L’85% delle persone affette ha una risoluzione della problematica entro un mese. - Lombalgia cronica: la sintomatologia dura oltre i 3 mesi ed è da deputare alla degenerazione discale. Il disco perde di altezza, i legamenti perdono efficacia e i movimenti ripetuti creano lacerazioni dell’anello fibroso, sviluppando nel tempo anche artrosi e un quadro di lombalgia.
E’ comune una dolorabilità lombare e sacro iliaca, con irradiazione ad un solo gluteo. - Radicolopatia lombare: rappresenta un dolore radicolare monolaterale, dovuto dalle sostanze del nucleo polposo che può possono, in seguito a stimoli scorretti e ripetuti, erniare o protudere, portando alla compressione meccanica e/o l’irritazione chimica della radice nervosa.
Solo dal 10% al 25% manifesta tale sintomatologia per più di 6 settimane. I livelli più colpiti sono L5-S1 e L4-L5 e possono portare a ipostenia e ipoestesia del dermatomero corrispondente. - Stenosi lombare: è il restringimento del canale vertebrale di origine degenerativa con conseguente compressione delle radici nervose. Porta a dolore ad uno ma spesso ad entrambi gli arti inferiori e ad una claudicatio neurogena, ovvero un dolore, un ipostenia e ipoestesia durante il cammino che non si arresta nemmeno a riposo, ma migliora da seduto.
- Spondilolistesi: è lo scivolamento anteriore di un corpo vertebrale su un altro dovuto ad una degenerazione delle faccette articolari. Avviene comunemente tra L4-L5. I Sintomi clinici possono variare e riportare la stessa sintomatologia di una lombalgia, di una radicolopatia e stenosi.
Presente alla palpazione il segno dello scalino, ovvero il segno dello slittamento anteriore di una vertebra. - Spondilolisi: è lo slittamento che prevede una rottura dell’istmo. Avviene per lo più a livello di L5-S1 e per venti traumatici o sportivi.
- Sindrome della cauda equina: è una compressione delle radici nervose del fascio nervoso tra L2-S4. Le cause possono essere traumatiche, ernie mediane, o ascessi epidurali. Il quadro clinico è molto severo con perdita del controllo degli sfinteri, impotenza e dolore radicolare bilaterale.
- Ernia discale: rappresenta l’estrusione del nucleo polposo dall’anello fibroso a causa della degenerazione del disco intervertebrale. E’ prevalentemente posteriore a causa anche della maggiore resistenza dell’anulus anteriormente e lateralmente. A seconda della posizione e della sua migrazione si può distinguere in:
- protusione: quando il nucleo rimane contenuto all’interno dell’ anello fibroso rompendo però le lamine più interne.
- ernia espulsa sottolegamentosa: quando migra dall’anello fibroso ma rimane contenuta entro i margini del legamento longitudinale posteriore.
- ernia espulsa translegamentosa: quando migra fino a danneggiare anche il legamento longitudinale posteriore.
- ernia migrata: la parte erniata si stacca divenendo un segmento libero.
Il nucleo polposo se si trova a contatto con radici nervose può portare a radicolopatie, ma la sua formazione prevalentemente acquosa può nel tempo arrivare ad una disidratazione, riducendo quindi il suo volume e portando fisiologicamente ad una riduzione della sintomatologia. - Dolore viscerale: il dolore di origine viscerale può ripercuotersi e irradiarsi sulla lombare. Prostatiti, diverticolite, dolori mestruali ad esempio possono portare a dolore lombare.
Trattamento osteopatico lombare
Il Trattamento osteopatico lombare prevede un’accurata anamnesi e batterie di test per una precisa analisi differenziale della problematica. Verranno poi applicate tecniche a seconda della necessità e della situazione del paziente, rispettandone l’eventuale dolore. Uno sguardo globale, analizzando la regione sacro-iliaca, dorsale, attraverso un lavoro fasciale, accompagnato da tecniche viscerali e HVLA potranno aiutare a raggiungere i risultati sperati.


