piede e caviglia
Il piede è formato da 28 ossa, distinte in 3 zone:
- Avampiede: costituito da falangi e metatarsi (basi e teste) e dalle articolazioni metatarso-falangee e interossee. É la parte deputata all’adattamento al suolo e alla fase propulsiva.
- Mesopiede: presenta i 3 cuneiformi, cuboide, scafoide che formano l’articolazione del tarso. È la zona di trasformazione delle forze verticali di peso sul piano trasverso per tutto ciò che riguarda il ventaglio palmare.
- Retropiede: formato da astragalo e calcagno che formano l’articolazione sottoastragalica. Rappresenta la zona strutturale che riceve il carico, l’astragalo divide queste forze distribuendo il 50% del peso sul calcagno posteriormente e l’altro 50% anteriormente, con un 30% sull’arco interno e un 20% sull’arco esterno.
La caviglia invece è formata da 3 ossa:
- perone
- tibia
- astragalo.
Formano 2 articolazioni:
- la sindesmosi tibio-peroneale distale
- la tibio-tarsica che è un ginglimo angolare.
La tibio-tarsica, è un’articolazione con tre gradi di libertà e permette di orientare la volta plantare in tutte le direzioni per adattarla al terreno.
I tre assi principali che la attraversano le consentono di effettuare i movimenti di flesso-estensione, prono-supinazione e adduzione-abduzione.
Esasperando i movimenti di flessione o estensione, interverranno anche le articolazioni del tarso che porteranno ad un appiattimento della volta plantare in caso di flessione o un infossamento in caso di estensione.
La superficie tibiale ha un arco di 70°, mentre la troclea astragalica si estende per 140-150°. Ne deriva che l’ampiezza della flesso-estensione sia di 70-80°.
Le limitazioni in flesso-estensione sono da deputare a fattori capsulo-legamentosi, ossei o muscolari.
La volta plantare
Detta anche ventaglio plantare può essere definita come una volta sostenuta da 3 archi. E’ appoggiata al suolo da 3 punti, che corrispondono alla tuberosità posteriore del calcagno, alla testa del primo metatarso e alla testa del quinto. Il peso della volta viene applicato sulla chiave di volta rappresentato dall’astragalo.
Si creano di conseguenza un arco interno, un arco esterno ed un arco anteriore.
L’arco interno conserva la sua importante concavità grazie a legamenti e muscoli, soprattutto grazie al tibiale posteriore. Lo scafoide diventa la chiave di volta di questo arco.
L’arco esterno si trova meno alto al suolo e mentre l’arco interno è più elastico, grazie alla mobilità dell’astragalo sul calcagno, l’arco esterno è molto più rigido al fine di trasmettere l’impulso motore del muscolo tricipite surale, ma soprattutto a causa del legamento calcaneo-cuboideo-metatarsale che ne impedisce lo spostamento inferiore.
L’arco anteriore o trasverso è poco accentuato e appoggia al suolo solo per mezzo di parti molli, prendendo contatto a livello osseo solo con esternamente con il cuboide.
Questa specifica architettura del piede è fondamentale per la fisiologica distribuzione dei carichi. Il peso del corpo, trasmesso dall’arto inferiore, si applica al tarso inferiore a livello della puleggia astragalica e quindi attraverso l’articolazione tibio-tarsica. Da qui le forze si ripartiscono in tre direzioni: il 50% verso l’appoggio posteriore del calcagno il 30% verso l’appoggio anteriore della testa del primo metatarso e il 20% verso la testa del quinto.
Un’accentuazione dell’arco plantare interno, porta ad un piede cavo.
Il piede cavo può derivare da una retrazione dei legamenti plantari o da un a contrattura dei muscoli plantari o del tibiale posteriore.
Un appiattimento dell’arco interno può portare invece al piede piatto.
Il piede piatto può essere dovuto ad un’insufficienza legamentosa, ma anche ad un tono esagerato dei muscoli anteriori o posteriori.
Piede cavo
Esistono 3 tipologie di piede cavo:
- posteriore: il cui difetto è spesso dovuto ad una insufficienza del tricipite surale, con una prevalenza dei muscoli della concavità. Potrà inoltre prendere un’inclinazione laterale in valgismo per la contrazione eccessiva degli estensori delle dita e dei peronieri.
- medio: è più raro, dovuto ad una retrazione dei muscoli plantari e dell’aponevrosi plantare. Da deputare a suole spesso troppo rigide.
- anteriore: porta al così detto piede equino
Piede equino
Porta ad una deformazione dell’arco anteriore, secondaria al piede cavo.
L’equinismo che si crea può portare a callosità sui punti in sovraccarico e può essere:
simmetrico: il sovraccarico è sulla prima e sulla quinta testa metatarsale, conservando l’arco.
In pronazione: la curva si mantiene, ma il sovraccarico è sulla prima testa metatarsale.
In supinazione: anche in questo caso si mantiene la curva, ma l’appoggio risulterà sulla 5 testa metatarsale.
Piede piatto
Dovuto ad un abbassamento della volta plantare a causa di una debolezza dei suoi sostegni naturali, ovvero muscoli e legamenti.
I muscoli giocano un ruolo fondamentale, una loro carenza infatti porterà in seguito ad un cedimento, poiché senza il loro supporto i legamenti non riuscirebbero a sostenere tutto il lavoro.
Una carenza del muscolo tibiale posteriore, ma soprattutto del muscolo peroneo lungo (che è un abduttore) porterà al piede piatto e ad un atteggiamento in varismo in situazione di scarico.
Il carico sul piede porterà ad una rotazione in valgismo, con abbassamento dell’arco interno.
Il peroneo lungo, deputato a sostenere l’arco anteriore della volta, si lascerà appiattire e porterà ad un conseguente appiattimento dalla volta interna.
Un altro fattore che può giocare un ruolo primario o secondario, è la posizione in valgismo del calcagno. Potrebbe essere una malformazione delle superfici articolari della sotto-astragalica o una lassità del legamento interosseo. In questo caso l’angolo tra l’asse del tallone e il tendine di achille può passare dai fisiologici 5° fino addirittura ai 20°.
dolori al piede e caviglia
L’articolazione della caviglia è tra le più coinvolte nella traumatologia sportiva. Le distorsioni di caviglia rappresentano il 15-20% degli infortuni sportivi e il 90% di esse sono dovuti all’esacerbazione del movimento di inversione sul compartimento laterale, causando rottura o lesione del legamento peroneo astragalico anteriore.
Piede e caviglia sono frequentemente coinvolte in processi infiammatori o degenerativi su base traumatica, overuse, ma anche per sofferenze neurologiche, vascolari e sistemiche.
Un’attenta analisi differenziale in osteopatia sarà in grado di distinguere l’origine del dolore e capire se la situazione sia di pertinenza medica o necessita di un trattamento osteopatico.
Il dolore può essere:
- generalizzato sul piede: a causa di traumi diretti, artriti (reumatoide, gotta, LES, settica ecc), sindrome da compressione dei nervi o radici nervose (L5-S1, tunnel tarsale, intrappolamento nervo peroneo o surale), patologie cutanee (herpes, dermatite), infezioni, dolori vascoalri.
- sulla caviglia: da traumi, distorsioni o fratture, artriti, gotta, pseudogotta, osteomielite acuta, distrofia simpatica riflessa.
- sulla regione dorsale del piede: tendiniti, fratture da stress, intrappolamento del nervo peroneale profondo.
- sul tallone: fratture calcaneari o malleolari o tendinee, dolori al cuscinetto adiposo, intrappolamento del nervo plantare laterale, borsite achillea o retrocalcaneare, sindrome del tunnel tarsale, tendiniti
- sulla zona metatarso falangea: Neuroma di Morton, borsiti metatarsali, cisti submetatarsali, distorsioni o fratture, sinoviti, insufficienza arteriosa, metatarsalgia.
- sull’alluce: alluce valgo, borsite, alluce rigido, radicolopatia L5, tendinite, unghia incarnita, ematoma subungueale, fratture.
- falangeo: Dita a martello, tofo, malattia di Reynaud, borsite del 5 dito.
- nella regione centrale inferiore del piede: Lesione articolazione di Chopart, fratture, necrosi asettica dello scafoide, piede piatto acquisito, rottura tendine tibiale posteriore, fascite plantare, osteoartrite.
Diventa quindi importante saper distinguere la problematica, attraverso un’accurata anamnesi e la giusta batteria di test.
Il trattamento osteopatico, verterà sul migliorare la mobilità di zone in disfunzione, liberando zone in restrizione e agendo su tutte le strutture che intervengono nello schema motorio del passo.



