Vertigini

Le vertigini sono un sintomo ampiamente diffuso nella popolazione, con una prevalenza compresa tra il 10 e il 35%, con un’incidenza del 3%.

La sindrome vertiginosa è scatenata da molteplici cause che si intrecciano.

In letteratura internazionale i disturbi vertiginosi sono definiti: Vertigo, Dizziness e unsteadiness.

  • Vertigo: sensazione illusoria di rotazione del sé o dello spazio
  • Dizziness: sensazione illusoria di instabilità o disallineamento.
  • Unsteadiness: rappresenta una instabilità sia statica che dinamica vera e propria e quindi qualcosa di oggettivo.

Secondo la classificazione ICD-10, la vertigine è un’espressione di una disfunzione del sistema vestibolare.

Sarà inizialmente utile inquadrare se non si tratti di vertigini acute spontanee o ricorrenti.

Indicherebbero lesioni o vere e proprie malattie (come la sindrome di Meniere ).

La vertigine potrebbe avere come segno clinico, il nistagmo, ovvero un movimento involontario oculare bifasico, caratterizzato da un movimento lento degli occhi seguito immediatamente da uno più rapido.

Per poter effettuare una corretta analisi differenziale sulla tipologia di vertigine, sarà importante effettuare più test, questo a causa della complessità del sistema vestibolare.

Gli esami strumentali (‘RMN, TC ) sono sempre consigliati, possono essere utili, ma non sostituiscono l’esame clinico.

È importante saper distinguere la tipologia di vertigini. Esse possono essere:

  • labirintica
  • parossistica posizionale
  • cervicogenica
  • da colpo di frusta.

Le cervicogeniche primarie, al contrario di ciò che si pensa hanno un’incidenza del solo 1%.

Vertigine Labirintica

È un evento acuto che porta alla sofferenza di un labirinto, con uno scompenso funzionale tra l’attività sensoriale di quel lato con quella controlaterale.

La causa più frequente è un’infezione virale del nervo vestibolare. Spesso sono i virus del gruppo herpes e sono abitualmente accompagnate da una precedente flogosi delle prime vie aeree (faringe, laringe).

Altre cause possono essere reazioni autoimmuni, traumi cranici con interessamento della parte petrosa o eventi vascolari.

Al contrario delle altre tipologia di vertigini, in quella labirintica la sintomatologia continua anche a riposo, il movimento non provoca la sintomatologia, ma potrebbe aggravarla.

Le indagini strumentali servono, in seguito alla valutazione clinica, per meglio delineare la terapia.

La cura è principalmente farmacologica e sarà distinta tra quella per la fase acuta e quella per recuperare la funzione di equilibrio. Quasi sempre associata a cortisone.

Una cura corretta e tempestiva può guarire la lesione.

Si consiglia al paziente in fase acuta di posizionarsi in decubito laterale sul lato sano, fissando il lato opposto, con la testa rialzata di circa 20°.

Tens sulla regione nucale controlaterale al nistagmo e sul muscolo trapezio omolaterale possono aiutare. Quando le cure diventano inadeguate, diventa importante attuare compensi vestibolari, in questo caso, il nostro sistema nervoso centrale trova soluzioni per sostituire l’azione della parte lesa.

In fase acuta, il trattamento manuale osteopatico, fisioterapico o massoterapico del tratto cervicale altro (C0 – C4) è sconsigliato.

Vertigine parossistica posizionale

Si manifesta con una sintomatologia acuta, provocata da un movimento della testa o del corpo, che porta alla sensazione di rotazione improvvisa con disequilibrio e instabilità.

Può essere primaria, se evocata da movimenti del capo e scompare quando il paziente è a riposo, seduto o supino.

Può essere secondaria, se in fase acuta è continua (anche a riposo) e può essere provocata da più movimenti del capo. Nel 33% dei casi può derivare da un colpo di frusta o chirurgia dell’orecchio,

o può essere secondaria a emicrania, sindrome di Meniere, sordità improvvisa o neurite vestibolare.

Può essere recidivante, con un’eziologia più multifattoriale, dove sono presenti disordini metabolici e endocrini.

La vertigine parossistica posizionale, può essere molto intensa da impedire il cammino, con una durata dai 10 ai 30 minuti.

Fisiopatologicamente parlando, all’interno dei canali semicircolari dell’orecchio, si formerebbero sostanze (otoliti) con peso specifico maggiore dell’endolinfa e quindi sensibili agli spostamenti del capo del soggetto, in particolare alle accelerazioni lineari durante i cambi posturali.

La vertigine sarà frequentemente accompagnata da nistagmo in seguito o contemporaneamente ad un movimento scatenante ben preciso.

In fase diagnostica si effettueranno delle manovre specifiche allo scopo di evocare la sintomatologia. Queste manovre potranno essere effettuate solamente dal medico specialista nel settore, ovvero l’otorinolaringoiatra.

Esistono test caratteristici per la zona del canale semicircolare che si vuole esaltare, che sia anteriore, orizzontale o posteriore.

La Manovra di Dix Hallpike, specifica per i canali posteriori. Consiste nel posizionare il paziente seduto su un lettino e con un movimento rapido e armonico, portarlo verso la posizione supina, ruotando il capo da un lato.

La manovra di Mcclure, specifica per per i canali orizzontali, che viene evocata con la semplice rotazione del capo in posizione supina

La manovra di Rahko, per i canali anteriori, svolta in piedi con la richiesta di flettersi in avanti con il mento verso lo sterno, ad occhi chiusi. O la manovra di Rose, dove si chiede un iperestensione del capo fuori dal lettino.

In questo ultimo caso di osserva il nistagmo, se verso il basso e non esauribile è da imputare ad una sofferenza cerebellare.

La manovra di Semont invece stimola tutti e tre i piani.

Dopo aver identificato la problematica, la cura consiste nel riproporre queste manovre al fine di liberare i canali semicircolari, favorendo la fuoriuscita degli otoliti verso l’utricolo.

Le più usate sono la manovra di Semont terapeutica e la manovra di Epley.

La manovra di Semont, da una posizione seduta, si porta il paziente dal lato che provoca la vertigine , per poi portarlo con decisione dal lato opposto con appoggio del capo controlaterale.

Il ritorno in posizione seduta con il riposizionamento del capo in asse porterà alla risoluzione.

Nella manovra di Epley, invece da posizione seduta, il paziente verrà accompagnato nella caduta indietro con il capo fuori dal lettino in rotazione verso il lato patologico. La posizione porterà a vertigine e nistagmo e andrà mantenuta per circa 30”, dopo di che si girerà il paziente sul fianco con rotazione della testa verso il labirinto sano, portando ad un nistagmo che sarà conseguentemente liberatorio.

Vertigine cervicogenica

La manifestazione acuta è rappresentata da un disequilibrio, non necessariamente dovuto ad un movimento rapido della testa, abbastanza comune nel momento in cui ci si alza dal letto.

Porta a sintomi associati come nistagmo, atassia, fenomeni neurovegetativi quali nausea e vomito, dolore e rigidità alla regione cervicale e della testa.

Si distingue in 4 tipi.

Vertigine cervicogenica propriocettiva

traumi da colpi di frusta, affaticamento muscolare da mal posizioni del capo ( davanti al pc ad esempio), cambiamenti posizionali derivati da compensi antalgici, possono portare ad un carenza della propriocettività dei meccanocettori cervicali comportando disequilibrio e instabilità.

In fase acuta sarà utile intervenire con FANS.

La terapia manuale e l’osteopatia avranno una posizione di rilievo in questa patologia, con trattamenti mirati alla liberazione di segmenti in disfunzione, partendo dalla parte più caudale a quella craniale.

Sono spesso somministrati benzodiazepine, come miorilassanti e ansiolitici.

Vertigine cervicogenica vascolare

le vertigini sono dovute ad un’ischemia transitoria vertebrobasilare, o comunque una compressione dell’arteria vertebrale. L’arteria labirintica origina proprio dalla vertebrale o dalla cerebellare inferiore posteriore. Bastano 15-20” per determinare l’ineccitabilità del labirinto.

La sindrome del tiratore con l’arco, chiamata in questo modo, poichè provoca vertigine in seguito alla rotazione del capo che crea compressione sull’arteria vertebrale.

La sindrome del salone del parrucchiere, con vertigine provocata da una posizione prolungata in estensione cervicale.

Si interviene con farmaci, soprattutto per migliorare il flusso ematico e ridurre possibili vaso-spasmi. Il trattamento osteopatico mirerà ad una globale riarmonizzazione della biomeccanica della colonna vertebrale in toto, lievi trattamenti dei tessuti molli cervicali e blande mobilizzazioni della cerniera atlanto occipitale. Saranno da evitare le tecniche HVLA

vertigine cervicogenica trigeminale

Rappresenta la vertigine derivata da emicrania, o può essere considerata la variante con vertigini della cefalea tensiva. L’irritazione trigeminale di alcune forme di cefalea, può interferire sull’attività dei nuclei vestibolari, date le connessioni vestibolo trigeminali del nucleo caudale.

La terapia farmacologica, risulterà fondamentale, ma risulterà importante accompagnarla da terapia manuale osteopatica, che verterà su trattamenti manuali dei muscoli dell’apparato stomatognatico, su mobilizzazioni della cerniera atlanto occipitale e cervicotoracica e su un lavoro di drenaggio dei seni venosi cranici.

Vertigini da colpi di frusta

il colpo di frusta può essere definito un trauma cranico senza contatto, da accelerazione e decelerazione. La sintomatologia labirintica avviene 24-48 ore dopo il trauma o 12-24 dopo la rimozione del collare. Potrà portare a vertigine labirintica, parossistica posizionale o cervicogenica propriocettiva. Il trattamento prevederà le tecniche o le terapie sopracitate.

La terapia manuale, non sarà da effettuare in fase acuta, se la diagnosi medica ce lo consente, potranno essere utili mobilizzazioni della cerniera cervico dorsale, della colonna toracica e del tratto lombo sacrale. Bisogna sempre ricordare che il trauma da colpo di frusta non riguarda mai solo il tratto cervicale, ma tutta la colonna vertebrale.